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Elisa Mocci

THIS IS A STORY ABOUT LOVE – love, atto I

Voglio raccontarvi una storia… è una storia che parla di Bellezza, Libertà, Verità e Amore.

 

 

[LOVE, ATTO I]

Questa è la mia storia, ed è la storia di una ragazza che sognava.

Ad un certo punto della vita, i sogni divennero l’unico spazio nel quale trovare la felicità, la speranza. E lei sognava così forte che, tutti quei sogni, immediatamente o a distanza di anni componevano un incredibile puzzle che la rendeva viva, forte e coraggiosa.

Lei stessa, a volte, ha temuto di non distinguere la realtà dalla fantasia, come volevano farle credere molte persone che aveva intorno, ogni giorno.

Capì poi che erano persone che avevano paura dei sogni, che non erano in grado di sognare, di immaginare, ma soprattutto di CREDERE.


 

Questa è la mia storia, ed è la storia di una ragazza che – come canta la Mannoia – “ha visto l’Amore vicino da poterlo toccare”.

Scrissi un libro, a sedici anni. Si intitolava “E se scegliessi di sognare?” (anche se in realtà, come si vede dalla foto, c’è anche “Titolo…”. La storia è carina: era il 2003 circa, non esistevano ancora i servizi di stampa online quindi andai dal buon vecchio rilegatore con il mio blocco di 650 fogli stampati f/r nella stampante di casa. Potevo scegliere tra copertina rossa, marrone e blu. Stampare il titolo costava uno sproposito, ma dato che non avevo intenzione di stamparne altre copie, accettai. Mi disse “Scrivimi il titolo su questo foglietto”. Io presi il foglietto, e scrissi “Titolo…E se scegliessi di sognare?”. E il rilegatore mi prese proprio alla lettera!)

Dicevamo… scrissi questo libro – per me, mica per i posteri! lo hanno letto solo due amici – per aiutarmi a curare la nostalgia dell’aver perso colui che sapevo essere l’amore della mia vita. Sembra esagerato, ero poco più che una ragazzina.

Il libro era una sorta di diario che conteneva episodi più o meno inventati (alcuni estremamente fantasiosi ed ironici) e che mi immaginava, dopo qualche anno, una performer di successo che organizzava eventi nel suo teatro Café Chantant. Che sognava, attraverso una vita sregolata e un po’ pasticciona, di riconquistare attraverso la propria arte il giovane amore che aveva perduto proprio per inseguire quell’arte.

Finché, nel finale, Alison sale sul palco accecata dalle luci di scena e inizia ad intonare una canzone, e lì si rende conto di cosa ha sbagliato, di cosa abbia perso davvero, del fatto che la vita andrà avanti ma non potrà mai dimenticare né provare qualcosa di simile.

“Mi amava così tanto che mi ha lasciata libera di sognare”.

 

E una lacrima le solca le guance mentre Alison capisce che il suo rifugio da quel momento sarà la sua arte, che ciò che le rimane è dare felicità agli altri attraverso lo spettacolo, attraverso la musica, il teatro, la mise en scène della vita vera, ciò che sa fare meglio. Far credere alle persone che l’amore esiste perché lei, quell’amore, lo aveva provato.

Alison non saprà mai se quella sera Brad fosse in platea. Il libro si chiude, si va in scena. La vita continua.

 —

Giuro, avevo rimosso questo dettaglio della storia, del café chantant, del finale in sospeso. Sono passati 14 anni e sembra che io, nel frattempo, abbia vissuto tre vite diverse. Ma inconsciamente qualcosa era rimasto. Altrimenti “A Story about Love” non sarebbe venuto fuori così, proprio adesso, con questa forma.

O, magari, così doveva essere da sempre, e tutta questa strada percorsa fino ad ora, aveva un senso.

Voi credete nei sogni?

Io ci credetti davvero a costo di perderè ciò che più mi teneva ancorata alla realtà.

Quella realtà non la sentivo mia, sapevo che non mi apparteneva. La città di provincia, quel banco di scuola singolo attaccato alla cattedra -perché in classe eravamo dispari e tutti gli altri sedevano in coppia con l’amico del cuore- il volermi rintanare nelle mie idee (un disegno, una poesia, scrivere una canzone, un libro intero. A volte, di quel libro, sparivano i capitoli e li ritrovavo in un cestino mentre altri ridevano. E tornare su quel banco, riaprire il quaderno, ricominciare da dove avevo lasciato il filo. L’estate faceva ancora più paura. Sognare che quell’estate non l’avrei passata da sola a casa, potevo fare ciò che mi rendeva felice, andare via da lì, calcare un palcoscenico. Ci avrei provato… anzi no! Lo avrei fatto!)

Fu in quel momento della vita, dove in piena adolescenza, per la prima volta, mi resi conto di cosa fosse DAVVERO la solitudine, lo smarrimento, l’aver toccato con un dito l’Amore e non essere riuscita a tenerlo stretto al pari di quei sogni.

Erano così potenti che sapevo dove mi avrebbero portato, ma sapevo che, se ci avessi creduto, mi avrebbero trasportato “from Dream to Dream” verso la felicità.

Non è una storia semplice, inizia così e prende pieghe inaspettate, come in quel romanzo avventuroso che solo la vita sa scrivere.

 

Non so perché ho deciso ora di raccontare questa storia, o forse sì. So però che sarà dura, togliere la maschera, mostrarmi per ciò che sono. Regalare, ad altri, un pezzo di me. Altri che magari non capiranno, ma importa davvero? 

Lo farò a poco a poco attraverso le righe di questo mio diario, aperto mesi fa con la promessa che sì, avrei iniziato a scrivere. Lo farò, in parte, sul palcoscenico di “A Story about Love”. Per chiudere quel libro, e magari scrivere un’altra storia, insieme alle persone che mi amano, che hanno creduto in me e in quei sogni che, in questi 10 anni di storie d’amore, ho saputo raccontare per gli altri.

 

 

 

“A Story about Love” è – davvero – tanta roba.

È tutto quello che posso dare, come designer, insegnante, persona, artista. È avere l’onore di farlo con i miei mentori internazionali, che arriveranno in Italia per scrivere questa storia di Libertà, Bellezza, Verità e Amore, e come me si metteranno a disposizione per dare, e ricevere amore.

È l’unico modo che conosco, fin da sempre, per raccontare una storia: attraverso musica, poesia, racconto, fiori, luci, scene. Una commistione di ciò che era la mia vita “prima”, e di ciò che è “adesso”, con Elisa Mocci Events.

Lo farò insieme alle persone che, nei sogni, ci credono: attraverso la Masterclass i partecipanti vivranno con me questo viaggio bohémien, e saranno a loro volta protagonisti dei loro stessi sogni. Impareremo a dare forma a un desiderio, a metterlo in scena, ad essere visionari insieme.

Lo farò di fronte ad un pubblico che sceglierà di esserci, vorrà ascoltarci e vivere con noi una serata di celebrazione della bellezza. Ed aiutare altri ragazzi a credere nel potere dei propri sogni.

Per una volta, sul palco toglieremo la maschera, anzichè metterla. E per questo ci vuole coraggio!

Buon viaggio, a me, a tutti voi.

With Love,

Elisa

www.astoryaboutlove.it

 

Un grazie speciale ad una persona speciale. Luigi Orrù e le sue immagini accompagneranno questa storia nei “behind the scenes” della vita e on stage.

@luigi_orru | @luigi_orru_photographer

 

Ps: questa è la mia casa, la nostra casa, comprata a febbraio di quest’anno. È a Sassari, dove mai avrei pensato di tornare. E si, sogno anche da qui.

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