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Elisa Mocci

ENGAGE18 COSTA SMERALDA – A SARDINIAN ADVENTURE

È appena passato un mese da Engage18! Costa Smeralda, e subito dopo il rientro sono state settimane incredibilmente intense, tanto da non avere avuto un momento per fermarmi e, come dice uno dei miei mentori David Beahm, “respirare” e riflettere sulla meraviglia vissuta all’ultimo Luxury Wedding Business Summit.

È proprio questo il problema di noi che lavoriamo nella luxury wedding industry: partecipiamo ad eventi fantastici, ci riempiamo di entusiasmo, idee grandiose, buone pratiche offerte dagli speakers e ottimi propositi di metterle in pratica…e poi?

E poi torniamo a casa (o meglio, in ufficio o su un aeroplano che ci porterà chissà dove) e ci buttiamo dentro la nuova avventura convincendoci che “riprenderemo quel quaderno in mano appena possibile”. Ricordo ancora un’ottima idea per un gifting da creare per i miei clienti che voglio mettere in pratica dopo EngageCayman. ERA IL 2014!!!

Appunto. Grazie alla mail di Ideaction Consulting, che mi ha ricordato quanto sia importante mettere in pratica IMMEDIATAMENTE i buoni propositi, e soprattutto grazie al mio Team, che al rientro da queste forsennate settimane mi ha fatto una bella lavata di capo sul fatto che debba prendermi anche del tempo per me (almost impossible) e per godere dei piccoli grandi successi senza scappare da un evento all’altro, ho deciso di fermarmi ora e raccontarvi, e RACCONTARMI, come è andato questo Summit al quale sono profondamente legata, che per la prima volta si è svolto nella mia terra, in Sardegna.

Ps: se siete capitati qui per caso, e non sapere cosa sia Engage “the Luxury Wedding Business Summit”, leggete il mio precedente POST.

Emozionata, ed anche un filo spaventata da un evento che ho nel cuore e che -per la prima volta- si svolge nella mia terra, arrivo in un luogo che è stato “casa” di uno degli eventi che ha scritto la storia della mia carriera nel Wedding market: l’ Hotel Cala d Volpe.

Fiore all’occhiello del dorato mondo della Costa Smeralda, l’hotel apre in anteprima per accogliere l’evento. Il meteo sembra regalarci forse gli unici giorni di sole di questa primavera, che ci rendono carichi per affrontare questa avventura.

L’accoglienza, ad Engage!, è sempre eccitante: tanti gifts pensati accuratamente per entrare nel mood e coccolarci prima del Summit.

Il Summit si apre con il consueto welcome di Kathryn Arce e Rebecca Grinnals, fondatrici di Engage. Che passano il testimone a Franco Mulas, storico direttore del Cala di Volpe, accompagnato dai colleghi del Romazzino, Pitrizza e Hotel Cervo, le “perle” dell’ospitalità di lusso della Costa Smeralda.

Colin Cowie apre le danze col botto: “How do we set ourselves apart in a crowded market?” ovvero “Come ci differenziamo in un mercato super affollato?”. Bella domanda!

Colin suggerisce un editing spietato: devi essere davvero, davvero bravo in quello che fai. (Se fai vendi/cose in cui non sei veramente bravo, smetti di farlo e lascia che sia qualcun altro a farlo). 

A seguire, Angela Desveaux, fondatrice delle prestigiose riviste WedLuxe e di Cayman Vows, ci porta nel mondo del fashion, lasciandoci ispirare dal tema del prossimo Met Gala. Secondo Angela, il 90% delle ispirazioni dei designer nel mondo del wedding, derivano dalla moda, dall’osservare i grandi Brand ed i designers dietro di essi.

Sul palco, dopo il planner Zameer Kassam, che ci espone il suo metodo per fidelizzare i clienti, è una vera esplosione di creatività con l’arrivo di Gabriele Rizzi, founder di Nu Art.

Ci racconta del “behind the scenes” nella sua compagnia di artisti, ed è subito magia quando ballerine con piccole mongolfiere iniziano ad offrire macarons al pubblico, accompagnate da una musica suggestiva. Uno speech coerente con Nu Art e il loro approccio artistico al mondo dell’entertainment e degli eventi: creare “unforgettable memories”, che restino impresse nella mente per sempre.

E dopo un coffee break in puro Sardinian Style, tra formaggi, ricotta e miele, e una visita alla fattoria del Cala di Volpe – dove galline e caprette ci osservavano incuriosite dall’invasione umana – torniamo in platea ad assistere alla sempre frizzante Marcy Bloom.

La regina dei weddings, reduce da alcune importanti esperienze di destination wedding in Italy, ci stimola alla riflessione sulla differenza tra collaborazione e lavoro di squadra.

“Le squadre hanno leader”, dice Marcy Bloom. “Hanno qualcuno che 

prende le redini se le cose vanno male, e hanno qualcuno che ottiene la maggior parte dei meriti quando le cose vanno bene. Le collaborazioni non hanno un leader e tutti sono sullo stesso piano se le cose falliscono o prosperano. È il caos.”

 

Sono completamente d’accordo. Anche mie recenti esperienze, dimostrano che un leader, ci DEVE essere. In qualsiasi progetto di qualsiasi natura esso sia.

L’atto di collaborare concepisce un risultato condiviso da entrambe le parti, il che significa che

entrambi sentiranno di aver contribuito con il loro DNA al prodotto/servizio e quindi hanno un interesse acquisito nel suo successo.  Ma ci sarà sempre qualcuno che GUIDA questo processo, e questo è sano, questo contribuisce a prendersi responsabilità e alla riuscita del progetto stesso.

Marcy, ad un certo punto, si scaglia contro il mood del “tag selvaggio e a tutti i costi”, ricevendo un’ovazione dalla platea di colleghi.

“Perchè,” dice Marcy “DOBBIAMO sentirci obbligati a taggare chiunque sotto le nostre foto? Da quello che ha VENDUTO i tessuti per i tovaglioli a quello che ha noleggiato la tenda. Se il CLIENTE è del wedding planner, se il DESIGN è del wedding planner, se è stato il wedding planner a SCEGLIERE il fornitore, PAGANDO il servizio a prezzo pieno, allora decade il diritto del fornitore di pretendere il tag.”

Le foto dell’evento sono di proprietà del cliente, del fotografo (che ha scattato la foto) e del wedding planner. Di nessun altro. Il wedding planner, a sua discrezione, potrà avere la cortesia di taggare o meno un collaboratore/fornitore qualora lo ritenga opportuno. Ma Marcy, che di matrimoni complessi se ne intende, sa quanto sia complesso, ed esteticamente poco elegante, postare su instagram foto dei un evento con 45 righe di link ai fornitori. È facoltà del fornitore, una volta che la foto viene resa pubblica, pubblicizzare il fatto che anche lui ha contribuito attraverso il proprio servizio.

I nostri matrimoni non sono sponsorizzazioni, perché nessuno dei fornitori ha, probabilmente, sponsorizzato nulla. Per cui, sarebbe il caso di ridimensionare questo mood. Approvo e sottoscrivo. Specificando che, abitualmente, ho piacere di taggare le mie collaborazioni, ma non sempre, e non mi piace sentirmi costretta. Come, sembra di capire, tutti i miei illustri colleghi.

Amen!

La prima cena tematica, concluso il summit, si svolge a tema Sardegna. Lo confesso, ero molto curiosa di vedere come Vincenzo d’Ascanio – con l’aiuto di Claudia Farina e Marcella Cecere di Nowerelse Experiences (precedentemente host di Engage a Borgo Egnazia) avrebbe interpretato le tradizioni e il folklore sardo da proporre ad un pubblico internazionale.

Gli ospiti vengono da subito coinvolti in un “ballu tundu” del gruppo folk di Ittiri, trascinati dall’entusiasmo (e letteralmente, dai ballerini in costume). Il carro tipico del matrimonio selargino ci aspetta in mezzo al prato. La cerimonia inizia con la consueta benedizione della sposa, con grano, petali di rosa, monete e cioccolati, su un piatto antico che verrà rotto ai piedi della sposa, come uscirà di casa.

Una delle più forti tradizioni famigliari sarde.

Sotto la terrazza barbecue a bordo piscina, ci aspettano le donne di Oliena: fiere, nei loro costumi bellissimi, ricamano per noi preziosi scialli. E poi il torronaio e i tessitori, il “pane degli sposi” fatto al momento mi riportano dentro una cortes aperta.

I colleghi internazionali ne sono, ovviamente, affascinati. E questo credo sia l’obbietivo per tutti: farli innamorare della Sardegna, isola infinita. Missione decisamente riuscita!

Il giorno 2, ad Engage! inizia davvero presto la mattina. Non potrebbe essere altrimenti, perché David Beahm (the one and only) ci aspetta di fronte al mare (vi avevo già detto che la tensostruttura per la conferenza affaccia sul mare cristallino di Porto Cervo?!) per ricordarci di RESPIRARE.

Breathe! Ci dice. E noi, come sempre, gli crediamo. Fosse anche l’unico momento dell’anno in cui mi convinco che SI, perché me lo chiede lui, posso farlo! Poi, ovviamente, torno alla mia vita frenetica e da non-praticante dello yoga e va tutto perduto, con sommo rammarico di David e di mio padre Mario (super praticante dello yoga e della respirazione).

Anyway… aspetto con grande fermento lo speech di David ogni anno, perché è colui che, più di tutti, riesce sempre a colpirmi al cuore e allo stomaco.

David Beahm, nominato tra i migliori event designer al mondo, ed il migliore in NY per il New York magazine, ha quest’anno festeggiato il suo 20mo anniversario (e, non vedevo l’ora di svelarlo, sarà al mio fianco durante la celebration del mio 10mo per il grande progetto “A Story about Love”). È incredibile come questi 20 anni siano testimonianza delle sua forza e perseveranza.

Ha per noi affrontato e condiviso un vasto numero di argomenti, ecco i due che mi hanno colpito maggiormente:

“When someone shows you who they are, believe them”

“Quando qualcuno ti mostra chi è davvero, credici!”

Sembrerà scontato, ma in una azienda, nel business, le PERSONE sono ciò di più importante possa esistere. Sono coloro che prendono l’80% delle decisioni, anche quando non lo pensiamo. Sono coloro che dovrebbero portare il tuo nome e il tuo brand per il mondo.

Lavorare con belle persone, rende il business più piacevole e fruttuoso; ma lavorare con persone di cui – ad un certo punto – non ti fidi più, che hanno atteggiamenti negativi, passivo-aggressivi, o semplicemente hanno perso la scintilla o la fiducia in te come leader… beh, è allora che vanno semplicemente lasciati andare.

{E li, ovviamente, ho pensato da brava italiana che in USA non ci sono le nostre leggi e che qui non possiamo “silurare” qualcuno SOLO (“SOLO”) perché non fa più gli interessi del nostro business ed è improvvisamente diventato scomodo o improduttivo. Ma questa è l’Italia, che del mondo degli eventi ancor non si cura, non riconosce chi siamo e cosa facciamo e ci obbliga ad assumere a tempo indeterminato, e tant’è.

Sorry, piccolo post polemico.}

Ma il messaggio di David era forte e chiaro: fidatevi del vostro istinto. E, vi assicuro, da quando ho iniziato a seguirlo qualche anno fa TUTTO è cambiato. Rimango sempre gentile, aperta, disponibile. Ma quando le persone (chiunque, compresi fornitori, collaboratori, CLIENTI) non sono sulla stessa linea d’onda e scopro che sono irrispettosi nei miei confronti, li siluro. Senza pensarci due volte. E, vi posso assicurare, dormo molto, ma molto, ma molto meglio!

Il secondo punto caldo:

Live simply, live humbly”. Ovvero vivere semplicemente, umilmente. 

Sono sempre stata cosciente che il mondo dal quale provengo è un mondo normale, non ho mai vissuto il lusso, o nel lusso. Ma con tenacia e coraggio ho puntato a quel mondo iniziando a lavorare per loro. Ma sono consapevole che non è la mia vita! Vesto bene, cerco di mangiare bene, ma non viaggio sempre in business class e le mie valigie non sono firmate Louis Vuitton. Non vendo la mia vita sui social come luxury, sebbene stia attenta a ciò che posto, che sia elegante e curato, ma REALE.

La realtà è importante, essere fedeli a se stessi, essere onesti con se stessi. Lo stile di vita che scegliamo di adottare non deve essere apparenza, ma ciò che ci rende felici, anche se questo vuol dire leggere un libro sul divano di casa (che non si trova negli Hamptons o in Piazza Duomo a Milano).

David, ha comprato con i risparmi di una vita la sua farm. Io, con mio marito, la mia casetta a Sassari, al centro storico. Perché, dopo tanto viaggiare in luoghi strepitosi, è bello tornare a casa, in un luogo piccolo e onesto, scendere a mangiare un panino al pub e chiacchierare semplicemente mostrandosi per ciò che si è. Unici, e umili.

La giornata prosegue con la sempre brillante Cindy Novotny, una delle speaker più dirette ed entusiaste di ogni edizione di Engage! E poi Diane Khoury, che ci parla di numeri e business, Duncan Wardle, vera rivelazione di questo summit.

Dopo 30 anni come vicedirettore creativo at Disneyworld, ci racconta del suo mondo ma, soprattutto, mette alla prova la nostra creatività con esercizi mirati a tirar fuori il nostro (perduto) istinto da bambini. Meraviglioso!

E dopo un pranzo sull’erba con ospite Stefano Dolce (yeah, di Dolce & Gabbana), ci si prepara ai tour esperienziali: gita in barca all’arcipelago de La Maddalena, tour del sito nuragico ad Arzachena o Cantine Surrau? La scelta, per i miei colleghi, è davvero ardua…

Io, nel frattempo, preparo il mio speech, previsto per l’indomani.

Inizia a salire il cuore in gola, e durante la cena del secondo giorno inizio a sentire la pressione. Engage è un palco prestigioso, e a differenza dello speech a Borgo Egnazia, durato qualche minuto, stavolta avrò una classe – tutta mia! – di un’ora.L’argomento? Sardegna, of course!

Mai come in questo momento ho sentito una responsabilità di questo tipo: mostrare la Sardegna, come la vedo io, all’élite assoluta del wedding mondiale!

Ma di questo momento speciale, che merita una riflessione a parte, vi racconterò nel prossimo post.

Nel frattempo vi mostro le foto di una me emozionatissima, ma carica!

Il mio speech, vi anticipo già, è andato meglio delle aspettative! Una volta capito che l’inglese scorreva più veloce del battito del mio cuore (incredibile ma vero), proprio con quel cuore ho voluto parlare e raccontare le 4 anime della mia, della nostra Sardegna. Lusso, Romanticismo, Folk e Natura si fondono insieme per dare vita ad un’esperienza unica, fuori dal tempo. Qualche lacrima è stata versata, alla fine, alla presentazione di “A Story about Love” il grande progetto di Charity che sosterrà la mia prima Masterclass Internazionale, dal 7 al 10 novembre 2018 a Napoli. In tanti colleghi si sono offerti di sostenere l’iniziativa, e non posso che esserne onorata.

E a quel punto, dopo un super-glamourous pranzo VOGUE STYLE firmato da Vincenzo d’Ascanio nella piazzetta di Porto Cervo, siamo pronti per tornare alle nostre camere all’Hotel Cala di Volpe prepararci per essere regine e principi del dancefloor per una notte. Strano, per chi di costruire eventi ne ha fatto la vita!

Engage, per NOI, è anche questo. Per una volta, spogliare i panni di chi sta dietro le quinte e godere di una notte disegnata solo, e unicamente, per noi.

 

elisa mocci engage summit costa smeralda wedding planner

elisa mocci engage summit costa smeralda wedding planner

Il GALA DINNER di Engage!, l’evento più atteso dal luxury wedding business world, è finalmente arrivato, e si aprono le porte della grande serra che ospita l’allestimento creato dalla maestria di Vincenzo d’Ascanio, supportato da un team di fioristi -molti dei quali sardi!- e da suppliers d’eccezione, come EDG – Enzo de Gasperi (presente come ospite speciale al Gala).

Il mio abito di gala, non poteva che rappresentare la Sardegna, e chi meglio di Elisabetta Delogu poteva vestire questo sogno.

Nominato (senza scherzi, leggete i feed su instagram!) il miglior abito di tutta la serata, ha attirato l’attenzione perfino di Angela Desvaux di WedLuxe, super esperta di moda e trends. Ed io mi sono sentita una vera regina del luxury wedding sardo, sperando, in cuor mio, di aver portato onore a questa terra che cerco di promuovere, nel mio piccolo, in giro per il mondo.

Credo che Engage! sia stata, per la Sardegna, una vetrina straordinaria. Credo davvero non ci sia altro evento al mondo che riesca a creare rapporti di networking, amicizia e cooperazione in a non-competitive environement come Engage.

Ora starà a noi sardi, quando i miei colleghi torneranno qui e porteranno i loro incredibili eventi per i più importanti clienti al mondo, dimostrare di che pasta siamo fatti!

 

 

Photography dream team: Paul Morse, Jennifer Domenick, Phillip Van Nostrand, Scott Clark Photo and Dennis Kwan!

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