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Elisa Mocci

COME HO TRASFORMATO LA MIA CRISI IN UN MATRIMONIO MILIONARIO

Oggi che sono passati 10 anni di attività come Wedding Planner, mi capita sempre più spesso che le persone che incontro lungo il mio cammino diano per scontato che i miei matrimoni siano sempre stati di target altissimo, o addirittura milionario, oppure che abbiano l’impressione che realizziamo solo eventi di questo tipo. Che mi dicano “certo, per voi è facile, avete QUEI clienti”… senza riflettere sul fatto che, come chiunque altro, la mia storia è stata una Start-up che è iniziata dal nulla nel 2008, da una originale intuizione, e che quei clienti non sono piovuti dal cielo ma sono stati desiderati, cercati e infine trovati grazie ad un sogno, si, ma anche grazie a dei rischi che mi sono assunta negli anni.

Uno, in particolare, ha segnato il mio percorso.

Elisa Mocci portrait - luxury wedding planner italy, Rome, Sardinia- best wedding planner italia

 

Era il 2013, ed è una storia che, per quanto intima, amo raccontare ai miei allievi durante le Academy di formazione perché credo che chiunque di noi, nella vita, affronti dei momenti nei quali si trova a un bivio. È una storia non brevissima, che vi racconterò in un post dedicato, ma arriva ad un momento nel quale – dopo essermi fermata, guardata dentro, e aver rischiato tutto “mettendoci la faccia”, decisi di trasformare Elisa Wedding Dream in Elisa Mocci Events.

Nessuno (a parte mio padre, che mi supportò con i suoi saggi consigli in quel momento di crisi) sa che in quel periodo, era proprio il Wedding Dream che mi stava stretto. Anni prima avevo scelto un nome che faceva sognare, ma il mio sogno imprenditoriale, per quanto dall’esterno di incredibile successo -in pochissimi anni avevo inventato, in Sardegna, un mercato e una professione che non esistevano- si stava trasformando in un incubo. Troppe coppie da gestire contemporaneamente, matrimoni con poco budget e tantissime pretese, un’assistenza amministrativa e legale inesistente data la poca esperienza di tutti in questo nuovo settore. Avevo l’impressione di lavorare tantissimo, instancabilmente, senza guadagnare il giusto e senza permettermi un giorno di ferie per paura che i miei clienti avessero l’impressione che non fossi disponibile per loro. Avevo adottato un modello imprenditoriale h24 7/7 che non mi lasciava un attimo di tregua.

Ricordo che una notte, all’ennesimo Whatsapp alle tre del mattino, mi venne una tachicardia così forte che pensai “io qui ci muoio!”. Non ero felice di ricevere le chiamate di alcuni clienti, non mi rispettavano come professionista e sentivo che non avrebbero apprezzato i miei sforzi per compiacerli, nonostante fossimo fuori budget – le loro pretese erano sempre più fuori misura, e mai un briciolo di gratitudine.

Avevo studiato tanto, faticato tanto, ma non riuscivo ad esprimere le mie potenzialità come designer, se non auto-investendo e perdendo tutti gli eventuali margini da ogni lavoro. Tutto era dovuto, tutto all inclusive. Anche dover rispondere immediatamente ad un messaggino a notte fonda. Mi metteva ansia pensare che la mia vita, data la ciclicità del lavoro di Wedding Planning, era già organizzata, FULL, per i successivi 18 mesi.

Ed in fondo a quella notte, capii che dovevo fermarmi, e riorganizzare la mia vita, e la mia professione.

In tre mesi – che cambiarono radicalmente il mio punto di vista su questo lavoro – decisi di fare una cosa di cui avevo tremendamente paura: STACCARE.

  • il telefono
  • la mail
  • i pensieri (difficilissimo)

Mandai un’ultima mail a tutti i miei sposi del 2014, dicendo “Mi devo fermare, non sto bene. E se io non sto bene, non sono in grado di poter gestire al meglio un momento delicato come il Vostro matrimonio”. Diedi loro due scelte:

  1. aspettare, e congelare i lavori, senza dargli garanzie che sarei tornata e specificando che avrei disattivato ogni device che gli permettesse di raggiungermi;
  2. Rimborsarli completamente e girare il loro lavoro a miei colleghi, alle stesse condizioni pattuite inizialmente con me.

Tutti vollero indietro i soldi, alcuni mandarono un paio di lettere tramite avvocati, ero al verde e con una paura tremenda di aver mandato a rotoli una carriera e la mia vita. Avevo 25 anni, un affitto, il leasing del furgone, le bollette da pagare, una collaboratrice e… 13 coppie di sposi furibondi. Solo due di loro accettarono di aspettare, con una frase che ricorderò per sempre: “Sei TU il valore aggiunto che vogliamo dare al nostro matrimonio, altrimenti faremo da soli come, del resto, si è sempre fatto da decenni a questa parte. Prenditi tutto il tempo che ti serve.”

In cuor mio, speravo che mi lasciassero tutti, per essere davvero libera, senza vincoli, punto e a capo. Solo parecchi mesi più avanti capii che quegli sposi erano i MIEI sposi, ciò che cercavo, e il loro fu uno dei matrimoni più belli di sempre. Ma questa è un’altra storia…

C’era SPAZIO, in quell’agenda, che improvvisamente da estremamente ricca, incasinata, affaticata era diventata una tela bianca, una somma di linee grigie e spazi bianchi che potevo finalmente scegliere di dipingere come volevo.

Il terrore lasciò spazio all’entusiasmo, alla possibilità. Non sapevo se avrei continuato a fare l’imprenditrice, a non dormire la notte dai pensieri, dalle paure, dai conti a fine mese. Volevo capire cosa c’era oltre il mare della mia isola, nel mondo. Allora feci una ricerca su Google, “The best luxury wedding planner in the world”, e iniziai a guardarmi intorno, ad aprire decine di siti delle vere Rockstar del Wedding mondiale. Più guardavo quegli eventi meravigliosi, sfarzosi, ricchi di dettagli e più cresceva in me il desiderio di essere un giorno come loro, e al contempo la sensazione di non avere la più pallida idea di come fare, piccola come mi sentivo nella mia piccola realtà. Presi il coraggio a due mani e scrissi a qualcuno di loro una lettera sincera, nella quale mi presentavo, e chiedevo di poter fare uno stage -anche gratuito- presso di loro. New York, Atlanta, Dubai… non importava, l’importante per me era uscire dal mio mondo e provare l’ebbrezza di far parte di qualcosa di più grande, mettermi in discussione, ma soprattutto imparare dai grandi.

Ciò che di incredibile successe, è che tutti loro mi risposero, immediatamente, e la reazione, da ogni parte del mondo fu unanime: “ok, YOU’RE IN!”. Ero giovane ma già con molti anni di esperienza, un portfolio discreto, seppur di piccoli matrimoni ed eventi, ed ero pronta a partire.

Saltavo con il cuore in gola da una stanza all’altra, aprivo valigie, ballavo… e quando l’entusiasmo si è smorzato, mi sono guardata intorno, e forse per la prima volta ho avuto la percezione di ciò che avevo costruito davvero.

Non avevo un “affitto da pagare”, avevo una CASA MIA. Non avevo un leasing, ma un’auto mia con un bellissimo logo sopra, che trasportava cose mie dentro il mio magazzino ricolmo di oggetti, progetti, fatiche. Avevo mobili miei comprati durante faticose traversate in nave a riempire il furgone di sogni e librerie Billy da montare. I miei gatti. Dove sarebbero andati? Che fine avrebbe fatto tutta questa roba, avrei dovuto lasciare la casa in capo a due settimane al massimo.

“Devi essere matta, per lasciare tutto quello che hai costruito” mi dissero. “Tu, con il tuo talento, vuoi far fare soldi a un altro quando li puoi fare da sola? It’s weird…” mi dissero.

“Ma sono arenata, non sono felice, cosa devo fare per portare il mio business di Wedding Planner e Designer ad un livello superiore?” risposi io.

Non c’erano segreti, ma solo un nuovo punto di vista. E alcuni, preziosissimi consigli che condivido nelle mie Academy. Ma soprattutto, una nuova motivazione, nata dall’aver ritrovato fiducia in me perché i grandissimi di questo settore mi avevano detto “ce la puoi fare! Ce la DEVI fare”. 

Mi diedi tre mesi di tempo per rivoluzionare il mio modello di business, e se alla fine di quel Capodanno non ci fossi riuscita, avrei chiuso definitivamente la mia attività e sarei partita a lavorare per qualcun altro.

  • IL BRAND – non dovevo più nascondermi, dovevo metterci la faccia. Elisa Mocci Events portava il mio nome, senza paura. Events fu il mio “piccolo scudo” di allora. Non solo weddings (ero in overdose…) ma la possibilità di aprirmi ad altri mercati mi affascinava e motivava
  • matrimonio in veliero elisa mocci sardegnacosta smeralda porto cervo cala di volpe hotelIL SITO – colori scuri, più elegante, totalmente in inglese, per consolidare la rete dei Destination Weddings in Sardegna. L’ho fatto io personalmente, come tutti i miei siti. Non avevo immagini di matrimoni incredibilmente lussuosi da mostrare. Ma volevo trasmettere l’idea di lusso ed eccellenza che la mia isola, con il mio tocco, poteva regalare. Scelsi una immagine iconica del mio primo matrimonio in veliero, al tramonto, che mi ricordasse le enormi sfide che io e il mio wedding Staff avevamo affrontato in quegli anni. “The Luxury Event Experience” fu il mio slogan. Ricercato dopo giorni e giorni di pensieri, prove, ricerche per assicurarmi che nessun altro lo stesse usando in Italia. E poi un anno dopo mi è stato copiato da un competitor neanche troppo lontano. Anche questo, nel mondo del business, è un rischio.
  • ME – tutto partiva da me. Chi ero, cosa volevo. La paura di non dire mai di no per non perdere un cliente, deludere degli sposini, rimanere senza lavoro. Imparare a dire NO è stato lo sforzo più grosso che, anche oggi, mi tocca fare. Dare un limite e settare le mie energie su orari di lavoro, per quanto non standard, perlomeno umani. E abituare il cliente che dopo le 19, salvo (vere) emergenze, si sta in famiglia.
  • SOGNARE ANCORA PIU’ IN GRANDE – ampliando il network internazionale e investendo negli eventi e nella mia formazione dai migliori professionisti al mondo.

E qualche settimana dopo, aver lanciato il nuovo sito, arrivò una richiesta vaga come tante altre, per un preventivo ed un incontro a Porto Cervo. Non mi diedero maggiori informazioni come io avevo richiesto, e muovermi come una trottola senza sapere se ne sarebbe valsa la pena non era più nei miei modus operandi. Era inverno, proposi loro di venire a trovarmi nel mio ufficio a Sassari. Si, il solo nome Porto Cervo era allettante, ma troppe volte negli anni era stato uno specchio per le allodole facendoci perdere tempo ed energie.

La futura sposa venne nel mio ufficio, con la famiglia. Eleganti, ma discreti. Erano libanesi, vivevano a Dubai, e lei sognava un matrimonio romantico – non troppo sfarzoso -. Avevano già scelto la location, l’Hotel Cala di Volpe, in Costa Smeralda, uno dei luoghi più ambiti al mondo.

Per chi, come me, è nato e cresciuto in Sardegna, la Costa è un miraggio che pochissimi di noi riescono a raggiungere in posizioni di prestigio. Cresciamo convinti che sia riservata ai ricchi, certo, e a chi arriva da fuori a comprare le ville e ad ormeggiare faraonici yacht. Arrivare ad organizzare un evento al Cala di Volpe è uno dei riconoscimenti più alti per chi lavora nel mondo degli eventi, figurarsi per me!

Sapevo cosa significava quella scelta, sapevo quanto costava, quella scelta. Pesando le parole, chiesi perché avesse deciso di venire a fare una chiacchierata con me, quando poteva avere i migliori Wedding Planner e Designer al mondo.

Lei mi disse: “Perché sei locale, ed un’esperta della tua destinazione, perché hai un’ottima reputazione, e perché tu offri qualcosa che non ho percepito da altri: disegni eventi unici con dettagli e scenografie realizzate a mano personalmente da voi. I miei ospiti hanno tutto, conoscono il meglio di tutto. Voglio regalargli un’esperienza unica, non comune, dove ogni dettaglio che vedranno e porteranno a casa sia disegnato, realizzato a mano da te per noi e loro soltanto. Questo per me è il vero lusso”.

Il cliente che avevo sognato, il momento che avevo sognato, per il quale avevo studiato e fatto così tanti sacrifici era lì, davanti a me.

Sapevo mi avrebbe impegnato totalmente per i mesi a venire, un lavoro enorme, e il “destino” voleva che la mia agenda fosse d’improvviso libera. Con il cuore che batteva a mille, chiesi timidamente il budget che pensavano di destinare all’evento. Dovetti trattenere un brivido di emozione quando la risposta, elegantissima e assolutamente naturale, fu “around one million…”.

 

RENATE & JAD – REAL WEDDING IN CALA DI VOLPE, PORTO CERVO, SARDINIA

 

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  1. Agnese

    January 11th, 2018 at 7:10 am

    Allora non sono l’ Unica “pazza” che cerca di fare stage gratuiti presso i grandi del mestiere . Non nascondo che alcuno volte perdo la fiducia , la voglia e mi nascondo dietro a giustificazioni del tipo “ sono sola , dove vuoi che puoi arrivare , qui non crederanno mai in te “ ma cavolo vivo vicino a una delle coste più famose del mondo , terrò duro ancora per un po’. Grazie, il tuo post mi ha ricordato che anche le dee del settore hanno iniziato dai gradini più in basso e più ripidi .

  2. Loredana

    January 12th, 2018 at 1:17 pm

    Grazie per aver condiviso questa esperienza così significativa in modo onesto.
    È una storia che mi fa e mi farà riflettere.
    Bella con il suo lieto fine, ma travagliata come tutti i percorsi che portano alle alte vette.
    Anche per chi come me fa la creativa, vedere i tuoi eventi é sempre un grande stimolo per migliorare e, perchè no, per sognare.

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